Futurismo-Umberto Boccioni

Scultura

New York, Museum of Modern Art

L’artista futurista più attivo nel campo della scultura è Umberto Boccioni, la cui ricerca pittorica corre sempre parallela a quella plastica. Nel 1912, lo stesso Boccioni pubblica il Manifesto tecnico della scultura futurista.

Mosaico

Mosaico La tecnica del mosaico, basata sull’utilizzo di tessere ceramiche e vitree, si è prestata molto bene ad esprimere i modi ed il dinamismo intesi dall’arte futurista. Enrico Prampolini e Fillia eseguono l’importante mosaico dedicato al tema delle Comunicazioni all’interno della torre del Palazzo delle Poste di La Spezia .

Architettura

Nel 1912 Antonio Sant’Elia, che divenne l’architetto più rappresentativo del movimento, era ancora distante dai futuristi ed era piuttosto legato nel movimento del cosiddetto Stile floreale. All’inizio del 1914 Sant’Elia pubblicò il Manifesto dell’Architettura futurista, dove esponeva i principi di questa corrente. Al centro dell’attenzione c’è la città, vista come simbolo della dinamicità e della modernità. I futuristi, infatti, compresero immediatamente il ruolo centrale che i trasporti avrebbero assunto successivamente nella vita delle città.

L’utopia futurista è una città in perenne mutamento, agile e mobile in ogni sua parte, un continuo cantiere in costruzione, e la casa futurista allo stesso modo è impregnata di dinamicità. A causa della guerra e dopo la morte di Boccioni e Sant’Elia il movimento futurista in Italia perse il suo slancio. Dopo il 1919 l’originaria proposta futurista dei primi tempi fu raccolta piuttosto dai costruttivisti russi. Il movimento razionalista italiano cercherà di proporre gli scenari della Città Nuova delle utopie futuriste ma il regime fascista smorzerà questi tentativi privilegiando un monumentalismo legato alla tradizione classicista.

Tra i grandi esponenti dell’architettura da ricordare Mario Chiattone, che visse con Sant’Elia a Milano, condividendone le linee teoriche e sviluppando straordinarie visioni di città del futuro, prima di trasferirsi in Svizzera e abbandonare la militanza. Al Secondo Futurismo appartengono le architetture di Angiolo Mazzoni, autore di notevoli edifici postali e ferroviari, ancora oggi validamente in funzione in diverse città italiane.

Ceramica

Per le sue possibilità espressive, anche la ceramica interessa il movimento futurista. In particolare i ceramisti dell’ISIA espressero lavori in sintonia con il nuovo movimento. Il 7 settembre 1938 sulla Gazzetta del Popolo a firma Filippo Tommaso Marinetti e di Tullio d’Albisola viene pubblicato il Manifesto futurista della Ceramica e Aereoceramica. Fin dal 1925 il centro propulsore della ceramica futurista italiana fu Albissola Marina.

Musica

In campo musicale gli unici rappresentanti di rilievo furono Francesco Balilla Pratella e Luigi Russolo, pittore, musicista e scrittore, autore del saggio L’arte dei rumori pubblicato nel 1916. L’arte dei rumori è considerata da alcuni autori uno dei testi più importanti e influenti nell’estetica musicale del XX secolo. A Russolo si deve l’invenzione dell’Intonarumori, uno strumento che usava per mettere in pratica la sua teoria del rumorismo, ovvero di una musica nella quale ai suoni dovevano essere sostituiti i rumori. Essi erano formati da generatori di suoni acustici che permettevano di controllare la dinamica e il volume.

Letteratura

A fine gennaio 1909 Filippo Tommaso Marinetti inviava il Manifesto del Futurismo ai principali giornali italiani, ma è la pubblicazione su Le Figaro il 20 febbraio 1909 a garantirgli risonanza europea.

Teatro

I futuristi perseguirono la rifondazione del concetto stesso di comunicazione teatrale. Promossero un teatro « sintetico, atecnico, dinamico, simultaneo, autonomo, alogico e irreale », dove « è stupido » non ribellarsi al pregiudizio della teatralità, soddisfare la primitività delle folle, curarsi della verosimiglianza, voler spiegare con una logica minuziosa tutto ciò che si rappresenta, sottostare alle imposizioni del crescendo, della preparazione e del massimo effetto alla fine, lasciare imporre alla propria genialità il peso di una tecnica che tutti possono acquisire, rinunciare « al dinamico salto nel vuoto della creazione totale ».

I futuristi, infatti, possedettero una « invincibile ripugnanza » per il lavoro studiato a tavolino, a priori, sostenendo l’improvvisazione, il teatro come « serbatoio inesauribile di ispirazioni ».

«Tutto è teatrale quando ha valore»

(Il teatro futurista sintetico di Marinetti, Settimelli e Corra)

Il teatro futurista promosse anche la commedia e la farsa, anziché la tragedia, o il dramma borghese. Tuttavia, nelle serate futuriste, non era inusuale vedere il pubblico adirato a causa di spettacoli fatti di azioni deliranti. Le cronache dell’epoca riportano notizie relative agli attori futuristi che sfuggono all’ira degli spettatori, spesso provocata ad arte secondo gli intenti espressi nel Manifesto futurista del teatro di varietà.

Cinema

Nel 1916 venne pubblicato il Manifesto della Cinematografia futurista, firmato da Filippo Marinetti, Bruno Corra, Arnaldo Ginna, Giacomo Balla, Remo Chiti ed Emilio Settimelli, che sosteneva come il cinema fosse «per natura» arte futurista, grazie alla mancanza di un passato e di tradizioni. I futuristi, per allontanare il cinema dal passato, ripudiavano tutto ciò che era convenzionalmente accettato come affascinante e bellissimo dalla borghesia usando quindi come soggetti figure distorte. Purtroppo, molte opere cinematografiche futuriste sono andate perdute durante la guerra, tra cui «Vita futurista» una pellicola nella quale alcuni uomini disturbavano e poi scappavano velocemente alcuni turisti nei bar di Firenze.